I borghi del Giro d'ItaliaL'Italia dei borghi

I borghi del Giro d’Italia 2021 – Tappa 6

Grotte di Frasassi – Ascoli Piceno (San Giacomo) 
160 km

E siamo già alla sesta tappa del Giro.

Abbiamo cambiato regione, siamo nelle Marche, e partiamo da uno dei posti più magici del mondo, le Grotte di Frasassi, le cattedrali sotterranee infinitamente più antiche di quelle costruite da noi umani e in continua evoluzione.

Questa è una tappa appenninica già impegnativa di per sé, ma il maltempo la rende un’impresa. È un percorso complesso di 160 km che conta ben 3.400 m di dislivello, diverse salite tra cui due GPM di categoria 2 e 3, e un gran finale con la super salita di 15 km che è anche GPM di categoria 2.

L’itinerario attraversa le zone colpite dal terremoto del 2016. È anche un modo per non dimenticarle, per favorire l’accelerazione del processo di ricostruzione, per confermare che hanno sempre tanti tesori da mostrare e storie da raccontare. Il terremoto non le ha annientate e resilienti vanno avanti, ma il cuore si incrina a vedere ancora le macerie.

Per il primo borgo restiamo in provincia di Ancona e facciamo solo 16 km per raggiungere Cerreto d’Esi, alle pendici del Monte San Vicino e lungo l’alta valle dell’Esino.

Il primo documento che ne attesta l’esistenza è una pergamena del 1090 del monastero di San Vittore delle Chiuse, che riporta scritto

locus qui dicitur Cerreto

Il toponimo Cerreto deriva dal fitonimo Cerrus («cerro»), una pianta della famiglia delle querce che compare anche nello stemma cittadino. Nel 1862 si appose il vocabolo «d’Esi», relativo al fiume Esino e per distinguerlo da altre località.

Castrum Cerreti, vale a dire il Castello di Cerreto d’Esi, è ben conservato ed è stato costruito non subito per difesa militare, ma come snodo commerciale tra i territori vicini con importanti centri economici e nei pressi di una ramificazione minore della via Flamimia (zona di Collamato). In seguito prenderà l’aspetto di un vero castello medievale, raggiungendo nel 1500 il massimo splendore.

Vi si entra dalla bella Porta Maggiore detta «Giustinianea» (XV sec.), porta-torre con arco a sesto acuto slanciato, che ha una sirena scolpita su un capitello. Da qui parte il giro delle mura su cui nel tempo si sono inserite le abitazioni. I recenti scavi archeologici di fronte all’ingresso hanno messo in luce l’antica rampa in pietra che permetteva il superamento del dislivello del fossato per giungere a perpendicolo dinnanzi all’ingresso, dove un ponte levatoio consentiva l’accesso.

Svetta poco distante la Torre rotonda detta «di Belisario». Alta 25 m e dal diametro di 6 m è l’emblema cittadino, attribuito in modo improprio al generale bizantino Belisario. Non si conosce la data di fondazione ed è ora caratterizzata da una pendenza marcata. Vi si entrava da una piccola posta a grande altezza. All’interno è  suddivisa da cinque ambienti l’uno sull’altro, comunicanti attraverso botole e scale retrattili a pioli. In cima ci sono aperture per guardare in tutte le direzioni. Resta un unicum nella tipologia delle fortificazioni marchigiane.

Un museo è allestito nell’Antica Farmacia Giuli, che conserva arredamento e mobilio in legno in cui trovavano posto i caratteristici vasi. Nei locali adiacenti conserva otto dipinti dal XV al XVII secolo, tra cui risulta di maggior pregio la Croce astile di Antonio da Fabriano, databile tra il 1470 e 1480.

È un bell’esempio ligneo di stauroteca, dove sono custodite le reliquie della Croce di Cristo. Meritano di essere evidenziate anche l’Annunciazione (1588) di Luca di Bartolomeo delle Fibbie, la Madonna col Bambino in gloria tra i santi Antonio Abate e Michele Arcangelo (XVI sec.) di Ercole Ramazzani; le altre tele sono di botteghe locali.

È immersa in uno splendido bosco che ricopre i versanti della valle dell’Acquarella la chiesetta eremitica di Santa Maria dell’Acquarella (XIV-XV sec.), conosciuta anche come «Romitella», da cui si possono ammirare vedute spettacolari sulle valli dell’Esino e del Giano. Addossata a una torre di avvistamento, forse precedente, l’edificio sacro venne costruito nell’anno 1441 per volere di fra’ Frandeno eremita.

Qui, nell’aprile del 1529, Matteo da Bascio e Ludovico da Fossombrone convocarono il primo Capitolo Generale dei Cappuccini, in cui furono redatte le costituzioni (dette «di Albacina») del nuovo ordine della congregazione francescana dei frati Cappuccini, valide per quasi quattro secoli. La festività della chiesetta è il 3 maggio, festa della Santa Croce, e gli albacinesi accorrono all’eremo in pellegrinaggio con una rappresentanza di Cappuccini.

Lasciamo la pace di questo luogo e ci rimettiamo in viaggio per attraversare la provincia di Macerata, facendo una breve incursione in quella umbra di Perugia, ed entrare nella provincia di Ascoli Piceno, dove attraversiamo le zone terremotate, ci addentriamo nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga,  lungo la via Salaria (strada consolare del sale che collega Ascoli Piceno a Roma), per una prima fermata a Quintodecimo, «il paese dei presepi», così chiamato per la rassegna che vi si tiene di presepi artigianali nel periodo natalizio.

È un borgo suggestivo con un ponte di pietra sul Tronto dall’arco leggermente ribassato che misura 17,10 m di luce ed è largo 3,80 con due aperture arcuate praticabili. Sotto è riconoscibile l’arma della città di Ascoli Piceno con l’iscrizione del termine lavori del 1630, fatta dallo scalpellino Donato Madonna. Il ponte venne progettato nel 1622 dall’architetto ascolano Celso Saccoccia. Ma Quintodecimo è una delle tante frazioni del comune sparso di Acquasanta Terme, a meno di 3 km di distanza e che noi raggiungiamo.

Dal nome è individuabile la sua caratteristica più peculiare e le proprietà curative delle acque sulfuree locali sono conosciute dall’antichità. Il territorio ricco di grotte e i vapori caldi delle acque termali lo resero già un punto di riferimento per i Romani e fu conteso molte popolazioni. E malgrado la storia movimentata il borgo fu sempre un importante centro del benessere, ma l’edificazione del complesso termale è del 1780. Le acque solfuree e salsobromoiodiche sgorgano a 38.6°C e vengono utilizzate per le infiammazioni del’apparato locomotore, le cure dermatologiche e nei trattamenti di antroterapia, utili a prevenire i disturbi dell’apparato respiratorio. Non mancano la fangoterapia e i trattamenti di bellezza.

Da non perdere è il tracciato panoramico immerso nel verde che da Santa Maria (Vicus ad Aquas) porta alle sorgenti sulfuree de Lu Vurghe, dove è possibile fare un bagno in acque temperate.

Poco lontano dal centro abitato c’è un monumento storico di grande importanza Castel di Luco (XIV secolo). A pianta ellittica con la cinta muraria chiusa e le torri di difesa è edificato sul bordo di uno sperone roccioso. Dall’insolita forma circolare è uno dei più rari e singolari castelli del Piceno. Il sisma lo ha ferito ma è stato prontamente soccorso per essere riportato allo splendore originale.

Si erge accanto al borgo medievale di Paggese, uno scrigno di tesori. Spicca la chiesa di San Lorenzo martire costruita nel 1275 dai monaci di San Marco. A navata unica possiede un baldacchino di travertino (XIV sec.) di artigiani locali, una tela di Nicola Monti e il trittico La Madonna con il Bambino tra San Marco e San Lorenzo (1482-84), dipinto a tempera su tavola di Pietro Alemanno.

Sulle pareti un tempo affrescate sono rimaste alcune figure eseguite forse a opera da Dionisio Cappelli di Amatrice.  Nella sala detta «del parlamento», attigua alla chiesa, è esposto un reparto epigrafico molto interessante e difficile interpretazione.

Sulla parete di fondo c’è un grande affresco attribuito da alcuni a Stefano di Pietro. L’affresco raffigura un Santo seduto e sulla pellicola cromatica in antico sono state graffite testimonianze di vita, oggi reperti storici di notevole importanza che appassionano i ricercatori. Vi troviamo il noto crittogramma o quadrato magico del Pater Noster:

S A T O R A R E P O T E N E T O P E R A R O T A S

La frase è palindroma e il crittogramma, analogo ad altri posteriori al III sec. d.C., è disposto in modo differente. Le parole Sator, Arepo, Tenet, Opera, Rotas, incrociate verticalmente e orizzontalmente significano:

Iddio domina la terra, le opere (degli uomini) e il decorso (della vita), ovvero le sfere (del creato).

Per la Festa di San Lorenzo del 10 agosto si tiene la rievocazione storica in costume e la cena medievale in piazza.

Percorrendo le strette stradine è possibile ammirare le Pietre Parlanti, iscrizioni latine che si trovano sui portali o sulle cornici delle finestre.

Lasciamo Acquasanta Terme e proseguiamo per circa 40 km. Ci attende l’arrivo ad Ascoli Piceno.

Adriana Maria Soldini

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