I borghi del Giro d'ItaliaL'Italia dei borghi

I borghi del Giro d’Italia 2021 – Tappa 7

Notaresco – Termoli
181 km

Il percorso della tappa 7 per velocisti salta in Abruzzo  per arrivare in Molise e ci facciamo tutti transumanti. Si parte da Notaresco in provincia di Teramo e l’unico GPM che si incontra è solo di livello 4 a Chieti. Ed è proprio in territorio che sono situati i borghi di giornata.

Dopo circa 8 km dal capoluogo troviamo Ripa Teatina.

Posizionato su una collina alta 199 metri nelle vicinanze del fiume Alento il borgo, dal centro storico arroccato con mura e torri, è circondato da altre alture e ampie vallate ricoperte di vigneti ed è inserito nel circuito delle Città del Vino.

È situato a ridosso della costiera adriatica sulla via da Francavilla al Mare a Chieti.

Il toponimo Ripa Teatina è prettamente di natura geografica e viene da «altura teatina».

La sua origine risale a uno dei primi insediamenti abitativi dei Marruccini, un antico popolo italico. Castrum Teate  era il suo nome al tempo dei Romani ed era chiamato a difendere la città di Chieti (Teate) Per la posizione strategica avrà spesso il ruolo di avamposto nella sua storia. nel corso della storia l’area ove sorge il paese è stata spesso utilizzata come avamposto. Nel medioevo divenne Ripa de Teti, continuando a esercitare la sua destinazione militare.

Nel 1484 Alfonso II D’Aragona fece erigere a sue spese, grosse cinta con torri di difesa ancora oggi esistenti a protezione del borgo, che presentava un consistente gruppo di case, come ringraziamento per l’appoggio ricevuto nella guerra contro la Lega Veneta. Le mura cingevano il paese ai lati sudest e nordovest, ben protette da difese naturali, e lo resero imprendibile.

A nord ovest fuori dal centro storico spicca una possente torre cilindrica, detta Torrione, dotata di merli ghibellini, che costituiva bastione e cerniera tra le mura del castello di Ripa. È diventata simbolo del Comune di Ripa Teatina ed è raffigurata nei timbri e nel gonfalone del municipio.

La torre muraria di Porta Gabella era atta a proteggere la porta principale d’accesso al Castello di Ripa e l’entrata era consentita dal pagamento di una «gabella». In Contrada Arenile si trova un’altra torre degna di nota che è di antica proprietà della famiglia nobiliare dei De Lollis di Bucchianico. Ora è diventata ristorante.

Sorte su siti di divinità pagane sono due chiese del paese.

Posta all’interno del centro storico di Ripa Teatina, sul versante nord-occidentale la chiesa di San Pietro Apostolo, che è chiesa madre. In questo caso si parla di un antico tempio dedicato alla Dea Diana cacciatrice come suggerirebbero i resti di un capitello corinzio.  Tra le più antiche del paese è citata come parrocchiale fin dal 1308 nelle Rationes Decimarum, e risulta ristrutturata e ampliata nel XVII secolo.

La facciata in muratura di laterizio presenta un portale archivoltato sulla destra e una cornice a edicola su paraste giganti sulla sinistra. Sul portale si apre una bifora con colonnina in pietra, mentre più in basso tra le paraste si apre una monofora. La copertura è realizzata con sistema di falde sfalsate con manto in coppi. Sul lato destro si eleva la torre con cella campanaria e terminazione piramidale.

A tre navate ha un impianto con loggia per la cantoria e abside poligonale, e volte a crociera con riquadrature a stucco. Il notevole dislivello a nordovest della zona absidale sottolinea la presenza di una cripta a croce latina trasversale all’asse della chiesa.

La decorazione interna tardobarocca si snoda su un ordine di paraste corinzie con decorazioni e altari in stucco con motivi fitomorfi e figure a rilievo e tutto tondo, con pitture nelle riquadrature delle volte. L’interno barocco fu arricchito nel 1731 dagli stucchi di Carlo Piazzoli e, nel 1739, dalle tele di Ludovico De Majo.

Tra i tesori dell’edificio sacro riveste non solo valore artistico, ma s’innalza a icona miracolosa, la tela della Madonna del Sudore (XV sec.), attribuita ad Antonio Solario, detto «lo Zingaro».

In origine era chiamata di «Maria d’Alento» per il tempio eretto intorno al 1000 presso l’omonimo fiumicello in località Acqua viva. Il 19 settembre 1685, dopo piogge alluvionali, il tempio iniziò a crollare e due giovani coniugi presenti, Vincenzo Valente e Lucrezia Ambrosini, corsero a trarre in salvo il dipinto e lo affidarono in paese a Antonio Briganti. Durante la funzione delle Quarant’ore nella vicina parrocchiale la sera del lunedì Santo del 22 marzo 1728, una donna urlò che a palazzo Briganti l’immagine della Madonna sudava dalla fronte «vivo sangue». Accorsero tutti e si prostrarono alla visione del miracolo. L’opera venne poi collocata nella chiesa sull’altare di San Giustino. Proclamata Celeste Protettrice del Paese le è stata dedicata la festa nel giorno del miracolo e nella IV domenica di settembre si tiene la Festa Patronale della Madonna del Sudore e di San Rocco, che ricorda la traslazione in Paese.

Il secondo edificio sacro è la chiesa di S.Stefano protomartire che è sorta a sudest del centro abitato sui resti di un tempio antico di divinità ignote intorno al 1000, sotto l’impero di Enrico II di Sassonia, a opera del fabbro muratore Tristano. Oggi si trova accanto al muro di cinta del nuovo cimitero costruito  nel 1875.

La facciata intonacata è dotata di un piccolo portico con arco d’ingresso, timpano triangolare e volta a crociera. Sul portale d’ingresso, sotto a piccoli bassorilievi, c’è un’iscrizione in lingua greco-romana con alcuni ornati a forma circolare, mentre sulla sommità della chiesa una lapide calcarea con una cornice a rilievo porta un’iscrizione a caratteri gotici.

Sul lato posteriore dell’edificio si erge la torre a scarpa con campanile a vela forato da due monofore con cornice a dente di sega e archetti pensili con scodelle in maiolica verde-azzurra. Qui esposto, c’è un papiro fatto in pietra con scritto

chiesa di Santo Stefano protomartire testimone e sentinella del primo martire di Cristo,custode delle umane vicende della nostra terra.A mille anni della sua edificazione. I figli di Ripa commemorano.

La chiesa ha un impianto ad aula con pilastri addossati alle pareti laterali e copertura con capriate lignee ricoperte da coppi.

Ripa Teatina vanta due pugili di fama internazionale: Rocky Marciano (all’anagrafe Rocco Francis Marchegiano), unico campione imbattuto e figlio del riparolo Pierino emigrato negli States, e il campione mondiale Rocky Mattioli, nato nel borgo.Una statua in bronzo di Rocky Marciano è posta a ricordo in pese e ogni anno, a luglio, si tiene il Festival Premio Rocky Marciano che celebra le gesta dei più grandi eroi dello sport; mentre La Cantina Ripa Teatina gli ha dedicato un vino, il Montepulciano d’Abruzzo Rocky Marciano. E per giungere ai giorni nostri forse non tutti sanno che la star di Hollywood Bradley Cooper ha origini abruzzesi con la nonna materna, Assunta De Francesco proprio di Ripa Teatina.

Lasciamo il borgo dei miracoli religiosi e sportivi e percorriamo il tragitto per oltre 20 km al fine di giungere nel borgo di Crecchio.

Nel territorio che si estende dalla costa adriatica fino al limite della fascia pedemontana del massiccio della Maiella il borgo medioevale è posto sulla sommità piana di una collina dalla vegetazione rigogliosa, delimitata da due profonde vallate dove scorrono il torrente Rifago a est e il fiume Arielli a ovest.. Nella parte orientale il terreno digrada verso la valle del Moro, m possiede alcune aree pianeggianti, in particolare vicino alla provinciale Marrucina.

In epoca normanna era attorniato da mura e reso accessibile da due porte, di cui una delle quali è ancora oggi visibile.: la prima detta «da capo», a sud sotto le mura del castello; la seconda, «da piedi» si apriva sul versante nordest. Il toponimo viene da OK(R)IKAM, che compare su una lapide italica del VI secolo a.C., rinvenuta in località S.Maria Cardetola, il cui calco è conservato nelle sale del museo archeologico.

La presenza della radice osca OKR fa supporre l’esistenza di un centro fortificato italico che in epoca romana diventa Ocriculum. Divenuto municipio romano il territorio fu suddiviso in grandi ville rustiche dedite alla coltivazione di cereali, vite ed ulivi, che rimasero attive fino al VI-VII secolo d.C. Le attuali frazioni e contrade sono ubicate in prossimità di quelle ville, di cui rimangono i resti della Villa di Vassarella-Casino Vezzani,

La denominazione seguente è Oppidum Ocrechii fa riferimento al riassetto del territorio compiuto dai bizantini nel VI secolo d.C, per poi trasformarsi nel Medioevo in Ocreccle (1059), Ocrecle (1173) e nel Settecento Ocrechio. All’inizio del XX secolo in centro storico era ancora possibile scorgere delle lastre di pietra sugli architravi delle porte con iscrizioni recanti le date 863, 1110, e 1263, che confermano l’esistenza dell’abitato nel IX secolo. Dei personaggi storici si ricorda Guglielmo Monaco, appartenente alla nobile famiglia Monaco di Crecchio,che nel 1189-92 partecipò alla terza crociata..

Il paese conserva un centro storico dal patrimonio culturale e artistico inestimabile a partire dal Castello Ducale, con il nucleo originario costituito dalla torre «dell’ulivo» in stile duecentesco, ed al suo l’interno si trova il Museo dell’Abruzzo Bizantino ed Altomedievale. Il castello sorge su un naturale avvallamento della collina che termina nel centro storico di Crecchio. Attestato dal XII secolo ha pianta regolare, quadrangolare, con quattro torri poste ai vertici; la muratura è composta da blocchi squadrati di arenaria compatta agli angoli e pietrame sbozzato su una sola faccia come cortina muraria.

La torre più antica, e più alta è una tipica torre di avvistamento del XII sec., che ha conservato la merlatura fino alla guerra nel 1943, che faceva parte di un sistema di postazioni di avvistamento che dal mare toccava tutti i centri dell’entroterra. Un baluardo normanno si sviluppa su tre livelli ed accessibile solo al primo piano da un portellone levatoio che si appoggiava sul camminamento di ronda e si richiudeva sul portale in pietra, in caso di attacco. Al piano terra, magazzino per i viveri, si scendeva attraverso una botola, con una scala a pioli usata in precedenza per salire sulle mura.

L’accesso al piano superiore e in cima avveniva attraverso una stretta scala a chiocciola in senso orario realizzata in pietra, in modo che chi attaccava era costretto a portare le armi con la mano sinistra. Nel XIII e XIV secolo si rese necessaria la costruzione di tre nuove torri agli angoli del recinto fortificato e di due grossi corpi di fabbrica a uso residenziale, posizionati a nord e ad est; realizzati con muri esterni possenti per sostenere la spinta delle volte romaniche, costruite nella leggera pietra della Majella a grossa porosità. Quando il castello passò ai Duchi De Riseis assunse la struttura di residenza. Nel 1789 venne ampliato il porticato al piano terra con la costruzione dell’ala occidentale e fu coperto a tetto il camminamento merlato del secondo piano, per ottenere stanze per la servitù e dispense. Come segno di riconciliazione con la popolazione locale venne piantato un ulivo in cima alla torre che da allora fu chiamata torre dell’ulivo. La torre di sudovest, in stile gotico, è stata restaurata nel 1904 dopo il terremoto del 1881.

Nella prima metà del secolo scorso il castello, ha ospitato più volte membri della famiglia reale Savoia, a cui i De Riseis erano legati da amicizia e vincoli di corte. Nel 1932 è stata la volta dei principi Umberto e Maria José. Il 9 settembre 1943, all’indomani dell’armistizio, il re Vittorio Emanuele III, la regina Elena, il principe Umberto, Badoglio e tutto lo Stato Maggiore vi hanno fatto tappa, prima del loro imbarco a Ortona. Qui, seduti in cortile, si sono decise le sorti della monarchia sabauda e la duchessa Gaetana De Riseisha ha tentato di convincere il principe Umberto a far ritorno a Roma. Nel periodo che va dal dicembre 1943 al giugno 1944, il castello è stato bombardato. e il suo restauro è avvenuto negli anni Settanta.

Il castello ospita il Museo dell’Abruzzo Bizantino ed Altomedievale ed espone i reperti rinvenuti, in una villa romano-bizantina presso la località di Vassarella tra il 1988 ed il 1991.Raccoglie oggetti di uso quotidiano come scodelle, lucerne, anfore, ceramica detta «tipo Crecchio», vasellame in bronzo e pregevoli reperti in legno. I reperti della villa testimoniano una fitta rete di scambi commerciali tra l’Abruzzo bizantino e l’Oriente, in particolare l’Egitto copto. È stato possibile ricostruire la storia dell’Abruzzo frentano tra VI e VII secolo d.C., durante il dominio bizantino, Nell’esposizione  trovano posto anche reperti i da varie località dell’Abruzzo costiero tra cui la tabula patronatus del 383 d.C., scoperta nei pressi di San Salvo, che attesta il conferimento del patronato della città di Cluviae (Piano Laroma-Casoli) al nobile Aurelio Evagrio Onorio. una serie di armi, tra cui un elmo ostrogoto in rame dorato e ferro, rinvenuto in località Santa Lucia, presso Torricella Peligna è un oggetto che si riferisce alla guerra greco-gotica dell’inverno 537-538 d.C. La sala Alberto Carlo Fraracci mette in mostra una collezione etrusca donata nel 1995 dalla famiglia Fraracci all’Archeoclub Crecchio. Il 20 luglio 2007 è stata inaugurata una nuova sezione del museo dedicata ai preziosi reperti lignei rinvenuti nella cisterna della villa romano-bizantina di Casino Vezzani-Vassarella.

Nell’antico borgo le associazioni culturali del paese organizzano l’evento estivo A cena con i bizantini per rievocare la presenza bizantina con un percorso culturale ed enogastronomico all’ombra del castello e per vie e piazze rustiche della cittadina, dove negli stand si possono gustare le pietanze preparate secondo le usanze bizantine.

Nell’arco delle tre serate. Si ha l’occasione di assistere al corteo storico che celebra la vittoria del Comes Vitaliano al ritorno dalla battaglia di Aternum (Pescara) del 596 d.C. contro i Longobardi. Nel corso delle tre serate i visitatori potranno assistere a sfilate e antichi mestieri, esibizioni di giullari, menestrelli e teatranti di strada e alle rievocazioni storiche di tre momenti focali del trionfo: il discorso ai soldati, la premiazione dei soldati più valorosi ed il giuramento delle nuove reclute, la preghiera di ringraziamento per la vittoria conseguita.

E noi per conquistare la nostra vittoria dobbiamo rimetterci sulla strada per altri 90 km fino all’arrivo di Termoli, dove da non perdere è lo splendido borgo antico della città.

Adriana Maria Soldini

 

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