I borghi del Giro d'ItaliaL'Italia dei borghi

I borghi del Giro d’Italia 2021 – Tappa 12

Siena – Bagno di Romagna
209 km

Tappa di tutto rispetto per valicare l’Appennino e passare dalla Toscana all’Emilia Romagna. I ciclisti devono affrontare 4 GPM, equamente divisi tra categoria 2 e 3. Le pendenze vanno oltre il 15% a  Monte Morello, con una media del 6% al Passo della Consuma e del 5% al Passo della Calla, fino al 14% al Passo del Carnaio, per poi lanciarsi in un’impegnativa discesa fino ai 5 km dall’arrivo.

Si parte dalla città del Palio, Siena, per percorrere solo una quindicina di chilometri e arrivare a Castellina in Chanti.

Presenza etrusca e poi  centro romano distrutto dai Galli il borgo ha le sue prime attestazioni nel XI secolo, quando era conosciuto come Castellina de’ Trebbiesi, insediamento dipendente dal vicino Castello del Trebbio sotto i conti Guidi.

Chianti è un nome noto in tutto il mondo per il vino e l’olio, ma ci sono panorami da togliere il fiato: a nord, l’Appennino; a est, i monti del Pratomagno e del Casentino; a sud, il cono del mondo Amiata; a ovest,  le colline metallifere. E Castellina si colloca in posizione strategica sul crinale che domina la Valdelsa, sulla linea di confine tra il versante senese e quello fiorentino, le cui repubbliche se lo sono conteso per secoli.

Battaglie epiche sono ammantate dalla , animale presente almeno dalla metà del XIII secolo e che ritroviamo come simbolo del Consorzio di Tutela del Vino Chianti Classico. Si narra che le due Repubbliche, estenuate dai ripetuti conflitti per una questione di confini, si fossero accordate per una  soluzione diplomatica che vide una sfida tra due cavalieri.

Questi dovevano partire all’alba al canto del gallo e viaggiare reciprocamente verso l’altra città, in modo che il punto d’incontro segnasse il confine che così avrebbe ricevuto la sua ufficialità. Ognuno dovette scegliere un gallo di riferimento:  i fiorentini, un gallo nero che tennero a digiuno; i senesi, un gallo bianco, nutrito in abbondanza la sera precedente. Ovviamente, il gallo affamato di Firenze cantò prima e il cavaliere conquistò più territorio, tanto da conficcare la punta della sua spada oltre il paese di Castellina. A questo fatto sarebbe collegato il toponimo della località Crocefiorentina, a circa 1 km dall’odierno centro, sulla strada verso Fonterutoli.

In questa frazione si trova la casa della famiglia Mazzei dal 1435, che ora produce vini in un panorama da non perdere. Sulla strada comunale verso Vagliagli, all’interno di un bosco, si trovano gli scavi archeologici della necropoli etrusca del Poggino di Fonterutoli, scoperta negli anni Ottanta. Si tratta di cinque tombe del VI secolo, suddivise in quattro a camera ed una a cassone, che hanno restituito materiali di pregio, quali due anfore attiche a figure nere, unguentari etrusco-corinzi di fabbrica vulcente, altri in pasta vitrea, decorazioni e parti di armi in bronzo e ferro.

Altro ritrovamento è avvenuto su un poggio a breve distanza dal centro storico, il tumulo etrusco di Montecalvario, sepolcro dei signori di Castellina di fine VII secolo a.C., scoperto nel XVI secolo e formato da quattro camere, ognuna provvista di celle laterali.

All’inizio del Novecento è stata saccheggiata, ma il ritrovamento di maggior pregio sono i resti del carro etrusco.

Alcuni reperti di entrambi i siti sono conservati al  nella Rocca medievale, il cassero della fortificazione fiorentina. È stato creato nel 2006, un secolo dopo lo scavo di Montecalvario.

Gli oggetti esposti provengono da scavi scientifici e da recuperi occasionali nel territorio dei comuni del Chianti senese: Castellina, Gaiole, Radda e Castelnuovo Berardenga. La frequentazione passa dai pastori di 4000 anni, ai principi etruschi (fine VII-VI secolo a.C.) del tumulo di Montecalvario e di altre ricche sepolture (Fonterutoli, Malpensata, Poggione). Troneggia la ricostruzione del carro di Montecalvario, ricoperto da lamine decorate di bronzo e di ferro, ma ci sono anche reperti da abitati e luogo di culto tra IV e III secolo a.C. Ogni anno, il Museo promuove una giornata di pulizia dell’area archeologica con la collaborazione delle associazioni castellinesi.

Nella rocca con cortile e pozzo vi hanno sede anche la Sala Consiliare, e la Sala del Capitano. I lavori per l’edificazione della rocca iniziarono nel 1401 sui resti delle precedenti strutture distrutte dall’assedio datato 1397 dei senesi e dai loro alleati. Il cassero, in ottimo stato di conservazione, è composto da due corpi di fabbrica quadrati, con le sue mura.

Nell’atrio c’è in alto un bassorilievo bronzeo in omaggio ai caduti della Grande Guerra e, sulla sinistra, lo stemma in ferro dei Granduchi Asburgo-Lorena. In cima alla torre una veduta che spazia da Siena a Volterra, dai monti del Casentino al Montemaggio.

Altra veduta da non perdere è sul camminamento esterno alle mura di via delle Volte tra l’abitato e la campagna, in direzione est, sull’area del Chianti e verso i terzieri Radda e Gaiole. L’illuminazione notturna lo rende particolarmente suggestivo e nelle notti di San Lorenzo è punto d’osservazione del cielo.

Via delle Volte ricalca l’antico pomerium, spazio pubblico con funzioni sacrali e di sicurezza militare, ed è stato luogo di riparo durante i bombardamenti della Seconda Guerra mondiale. Oggi è presente uno spazio espositivo per l’Arte Contemporanea.
Delle mura e delle torri restano ampi tratti, ma inglobate nelle abitazioni in più punti.

Sono numerose le chiese di origine romanica e, come quasi tutte quelle del periodo nel Chianti, sono realizzate in conci di alberese color avorio. In frazione Rencine, di fronte al castello di Monteriggioni, si trovano i ruderi appena visibili del castello e l’antica pieve di San Michele, appartenente fin dall’XI secolo alla diocesi di Fiesole e di cui si attesta la presenza di canonici fin dal giugno 1178.

Posta lungo il confine tra Siena e Firenze fu sempre oggetto di contese militari. A navata unica e senza abside ha il suo carattere più peculiare nella facciata, poiché costituisce l’unico esempio nel Chianti che mostra un motivo di arcatelle sorrette da sottili semicolonne con piccoli capitelli ungulati simili a quelli di Badia a Isola.

Dal 2004 Castellina è capofila del progetto dell’Ecomuseo del Chianti che riguarda i comuni del Chianti senese, nato per valorizzare l’identità locale.

Nella Riserva Naturale Bosco di Sant’Agnese, vicino alla pieve dedicata alla santa sulla strada che conduce a Poggibonsi, si trova una cipresseta naturale, dove la pianta vive e si riproduce spontaneamente, e che forse costituisce l’unico caso in Italia. Un vero bosco che avrebbe avuto origine una decina di secoli fa e che lo rende un monumento storico, in uso da tempi antichi per la produzione di legname pregiato.

Lasciamo la provincia di Siena, transitiamo in quelle di Firenze e di Arezzo per poi valicare il confine regionale con la Romagna. Ci immettiamo nella provincia di Forlì-Cesena attraverso il Passo della Calla e ci inoltriamo per una decina di chilometri dove incontriamo Santa Sofia, l’ultimo Comune della Valle del Bidente tra colline e Appennini.

Nasce nel 1923 dalla fusione di Mortano, sulla sponda destra del Bidente e un tempo parte dello Stato Pontificio, e di Santa Sofia, sulla sponda sinistra, e appartenente in passato al Granducato di Toscana, che il 10 novembre 1918 fu colpito da un forte terremoto. Il confine tra Stato Pontificio e Granducato di Toscana tagliava a metà i centri urbani di Mortano e Santa Sofia, tanto che in un edificio non più esistente, palazzo Fontana, bastava cambiare stanza per cambiare stato. Era in uso il detto che da una parte si condivano i cibi con sale di Volterra del Granducato, dall’altra con sale di Cervia dello Stato Pontificio. Durante la seconda guerra mondiale il territorio è stato attraversato dalla linea Gotica.

Il paese ha in piazza Vittorio Emanuele II, il luogo in cui si affacciano edifici pubblici principali e uno tra gli edifici religiosi più significativi: il seicentesco Palazzo Giorgi (già Mortani) con il parco della Resistenza, l’oratorio del Santissimo Crocifisso o del Gonfalone (ex hospitale per pellegrini), il Palazzo Comunale (ex Palazzo Crisolini-Malatesta), la torre civica che distrutta dal terremoto è stata ricostruita in stile neo-gotico.

Insieme a Borgo Croce, Borgo Gentili costituisce l’antico centro storico del paese che in origine si sviluppò intorno al castello. Sulla piazza si possono ammirare palazzo Gentili, con lungo loggiato esterno, e palazzo dei Nefetti-Pagani, con cappella annessa. Posto in alto su una casa  si trova lo stemma della famiglia Gentili caratterizzato delle «palle medicee», che è lo stesso della famiglia dei Medici. Ospite della famiglia, Cosimo I de’ Medici concesse di aggiungere l’araldica dei signori di Firenze per aumentare il prestigio della casata.

La ripida strada selciata da Piazza Gentili, collega le due porte superstiti del castello. Citato dal 1264 il Castrum Sancte Sophie controllava la via di fondovalle verso la Toscana e il ponte sul Bidente. Dopo alterne vicende che determinarono danneggiamenti e ricostruzioni è stato il terremoto del 1918 a porre fine alla sua esistenza.

Nella fortezza vi nacque il cardinale Agostino Oreggi (1557-1635) che fu l’accusatore di Galileo Galilei e il fratello Giuseppe (1588-1664), gesuita e missionario in Paraguay;  e secoli dopo anche Francesco Protonotari (1836-1888) che fu economista e fondatore della rivista Nuova Antologia di Firenze.

Uno scrigno è la Galleria d’arte di Santa Sofia, intitolata a Vero Stoppioni e inaugurata nel 1990, che custodisce le opere raccolte delle edizioni del Premio Campigna (la prima è stata nel 1955) di artisti noti come Piero Ruggeri, Francesco Somaini, Pompilio Mandelli, Fabrizio Plessi, Giannetto Fieschi, Sergio Vacchi, Alberto Sughi, Eugène Berman, Giovanni Korompay, e una sezione è dedicata a Mattia Moreni.

Nel 1993 il rilancio del premio ha portato alla creazione del Parco di Sculture, al fine di coniugare armoniosamente arte e ambiente.  Il percorso parte dal Parco Giorgi (della Resistenza), procede verso l’alveo del fiume per poi giungere a Capaccio. Si succeguono dodici lavori di artisti contemporanei: Mauro Staccioli, Hidetoshi Nagasawa, Chiara Pergola, Anne e Patrick Poirier, Giulio De Mitri, Cuoghi Corsello, Giuseppe Maraniello, Flavio Favelli, Eliseo Mattiacci, Nicola Carrino, Luigi Mainolfi, Francesco Somaini.

Il Comune di Santa Sofia è uno dei 12 appartenenti al Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna nato nel 1993.

È uno dei sei siti italiani che dal 7 luglio 2017 fanno parte del patrimonio Unesco all’interno di Antiche faggete primordiali dei Carpazi e di altre regioni d’Europa, sito che nasce nel 2007 quando dieci faggete dei Carpazi, tra Slovacchia e Ucraina, ricevettero il riconoscimento. Il parco si estende per 36.000 ha su due regioni (Emilia Romagna e Toscana), e su tre province (Forlì-Cesena, Arezzo e Firenze).

Motore pulsante dell’area protetta è la foresta di Campigna, una delle zone più ammalianti, e altre da segnalare sono le praterie di San Paolo in Alpe e il villaggio di Pian del Grado. Dalle vette si riesce a vedere il mare nelle giornate più limpide.

Degno di nota è il paesaggio creato dal lago artificiale di circa 1 km2 dalla diga di Ridracoli, che Santa Sofia divide con il Comune di Bagno di Romagna.

Il Parco è una delle aree forestali meglio conservate in Europa e la Riserva integrale di Sasso Fratino è stata la prima riserva integrale italiana (1959), inaccessibile se non per ricerche scientifiche. Le faggete vetuste di Sasso Fratino e le Riserve Biogenetiche Casentinesi sono il cuore del parco, e vi si trovano tra i più antichi faggi d’Europa.

Simbolo del parco è il picchio nero e ospita una delle popolazioni più rilevanti di lupo dell’Appennino. Si trovano nidi di aquila reale su abeti a circa 40 m., oltre alla presenza del raro gatto selvatico. Nel territorio del parco ci sono numerosi ruderi e borghi abbandonati dall’esodo a partire dal secondo dopoguerra.

Nell’ex Ospedale P. Nefetti di Santa Sofia hanno sede il centro visite e gli uffici della sede romagnola, ed è visitabile il plastico della Romagna, costruito dal naturalista Pietro Zangheri.

Santa Sofia è inserita nel circuito Città Slow per merito delle sue prelibatezze gastronomiche tra cui: il Tortello alla lastra, da una sfoglia di acqua e farina è farcito all’interno con ripieno di zucca e patate o di erbe selvatiche per poi essere cotto su una lastra di arenaria;

il Raviggiolo, formaggio fresco dal sapore unico ottenuto dalla caseificazione di latte vaccino crudo senza rottura della cagliata e scolato su foglie di felce; Panina, dolce pasquale con uvetta e canditi, dalla lunga lievitazione e la cottura in forno al legna.

Siamo a pochi chilometri dall’arrivo di Bagno di Romagna, ma prima un ultimo sforzo sul Passo del Carnaio.

Adriana Maria Soldini

 

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