ApprofondimentoI borghi del Giro d'ItaliaL'Italia dei borghi

I borghi del Giro d’Italia – Tappa 13

Cervia – Monselice
192 km

Il via della tredicesima tappa è a Cervia, in provincia di Ravenna.

Il Giro transita nel ferrarese, supera la linea fluttuante di confine sulle acque del Po tra Emilia-Romagna e Veneto, passando dalla riva destra alla sponda sinistra. Il ponte si allunga dolcemente nel territorio di Polesella, nel Polesine, in provincia di Rovigo. Non molto tempo addietro esisteva il ponte in barche e con la costruzione del ponte fisso, le barche in cemento furono acquistate da privati che le adibirono a case galleggianti lungo il fiume e sul Delta.

Il paese ha sempre avuto un legame strettissimo con il fiume Po, poiché si è sviluppato sul corso della Fossa omonima e del Po. Fossa Polesella servì a bonificare le campagne circostanti e fu utilizzata dai Veneziani per scendere in barca fino al loro avamposto e alle numerose ville nobiliari. Oggi, è un piccolo canale ricco di pesci e dalle rive cosparse di cannucce palustri, dove si trovano fringuelli, usignoli di fiume, scriccioli, cannaiole e cannareccioni.

Sottopassa Fossa Polesella e i suoi argini Botte Paleocapa, una delle grandi botti del Veneto. È a tre canne, due per gli scoli ‘Pignatin’ e la terza per lo scolo ‘Pincara’. Edificata nel 1566 ha canne lunghe circa 50 m. e con le ali misura 83 m.

L’ambiente naturale presenta una grande lunata che il fiume compie in questo tratto. Sette moli fanno nascere piccole spiagge, accanto alle quali si trova un attracco. Il Porticciolo è una struttura che nei primi anni Ottanta aveva svolto una funzione di supporto ad attività nautiche e ricreative sul territorio comunale. È nel sito del porticciolo affondato che ora c’è un’area di sosta attrezzata per il turismo fluviale con attracco per canoe ed imbarcazioni lungo il fiume, proseguendo le tradizioni locali.

Un mondo d’acque che affascina con i numerosi edifici di lunga storia e grande eleganza, le ville veneziane.

Tra queste, le secentesche Villa Rosetta (ora Patergnani), con le due logge collegate fra di loro attraverso un mezzanino costituisce una delle poche ville biloggiate in Veneto, e Cà Majer (ora Padoan e Baldo) che ha una tipologia singolare su tre piani dei quali il più ornato è il superiore, e il granaio è sostituito dal mezzanino. Secondo il proprietario esisterebbe ancora qualche traccia di una galleria sotterranea per collegarla con altre ville del comune.

Villa Armellini ha una tipica forma cubica (18 x 18 x 18 m.) ed è chiamata anche «casa delle sette teste» per i sei mascheroni sugli archi delle finestre centrali e per quello sulla porta centrale. Pare sia la trasformazione secentesca di una precedente struttura cinquecentesca, forse adibita a casino di caccia. La famiglia Armellini discendeva da un armatore e mercante di spezie cipriota che si era trasferito a Venezia alla fine del Cinquecento e all’inizio del Seicento era riuscita a dare ai suoi membri il titolo di conti. Una stanza del piano superiore è affrescata con motivi settecenteschi e sono degni di nota i camini ornati da stucchi. Sembra fosse collegata con un passaggio sotterraneo ora murato con la villa Rosetta.

Sotto l’argine sinistro del Po, a circa un chilometro da Polesella, Villa Morosini è un tesoro artistico che prende nome da Francesco Morosini, detto «il Peloponnesiaco», doge di Venezia tra il 1688 e il 1694. È frutto della progressiva trasformazione di una casa rurale quattrocentesca su disegno di Vincenzo Scamozzi nel sec. XVI. Un disegno del 1789, relativo all’innalzamento degli argini del Po, mostra la villa con la larga scalinata che rappresentava il maggiore elemento scenico di collegamento con il fiume. Nel 1802 fu eretto il sopralzo che ancora si vede in corrispondenza del timpano. Come per altre ville la vicinanza del fiume ha causato una profonda alterazione scenografica per la crescita degli argini.

Villa Selmi (ora Rondina e anche detta «il Palazzone») costituisce uno dei più validi esempi di dimora signorile che vanta il decoro delle grandi ville. Come appare ora dovrebbe risalire alla fine del XVI secolo. Il complesso è arricchito da un portale a est, dai giardini e da un grande parco di origine settecentesca e di impronta romantica che viene attribuito all’architetto specialista Jappelli, poiché l’epoca di realizzazione è la sua di attività e la varietà dei percorsi mostra soluzioni che rispecchierebbero la sua fantasia. Nelle vicinanze del parco sono stati trovati numerosi «brusoni», mattoni vetrificati per eccesso di cottura che attestano l’esistenza di una fornace creata per la costruzione della villa. Sono stati ampiamente usati per definire le aiuole del giardino e per decorare il parco.

La nostra strada prosegue oltre la provincia di Rovigo per addentrarci nel padovano e così raggiungere il borgo fluviale di Battaglia Terme, alle pendici orientali dei Colli Euganei. È uno snodo idraulico fondamentale nella rete dei navigli padovani, poiché vi si incrocia il Canale Bisato (1139), proveniente da Monselice ed Este, e il Canale Battaglia (1189-1201), un naviglio artificiale alimentato dalle acque del Bacchiglione, presso Padova. È stato definito la “porta” del Parco dei Colli Euganei per il suo patrimonio di bellezze naturali e storico-artistiche, tale da renderlo un museo diffuso che racconta l’epopea della navigazione fluviale e dei barcàri.

Nel centro storico si possono ammirare palazzi signorili che si affacciano sulla Riviera Euganea, le imbarcazioni tradizionali in legno, e le ingegnose opere idrauliche in funzione da secoli, come la conca di navigazione (o “ascensore idraulico”), l’Arco di Mezzo con le chiuse, la cascata, i ponti in stile lagunare. Il Ponte alla veneziana, detto anche dei scaìni (perché è a gradini, l’unico nel padovano), è in mattoni ad arco a tutto sesto con statua di San Giovanni Nepomuceno, protettore degli innocenti perseguitati e contro i pericoli dalle acque, realizzata da uno scultore locale nella seconda metà del secolo XVIII.

Al centro della città, sulla sponda orientale del canale, l’Arco di Mezzo è il manufatto idraulico che ne regola il deflusso delle acque che sottopassano la statale 16 e che, dopo un salto di qualche metro, si gettano nell’alveo del Vigenzone. In tal modo ha fornito energia a tutti gli opifici che hanno fatto la storia del paese. Si suppone che sia nato insieme al canale, anche se poi nei secoli  ha conosciuto numerosi rimaneggiamenti.

Nel 1900 l’esigenza di aprire una via breve verso il mare per facilitare i commerci fluviali portò alla costruzione di una conca di navigazione con tre crateri, progettata nel 1917 dall’ingegnere Umberto Lunghini del Genio civile di Padova, su incarico del Magistrato alle Acque. Si tratta di uno straordinario monumento di ingegneria idraulica che collega il canale di Battaglia con il Rialto-Vigenzone, il mare, grazie al superamento di un dislivello massimo sopra sette metri. Inaugurata nel 1923, abbandonata negli anni Sessanta e reinaugurata nel 1998, la conca è lunga 40 m., larga 7,20 e alta 10,40, ed è stata costruita per imbarcazioni non superiori alle 300 tonnellate. Le due porte a monte sono alte 6,10 m. e pesano quattro tonnellate; quelle a valle sono alte 10,60 m. e pesano 30 tonnellate.

In prossimità della confluenza fra Vigenzone e Canale Rialto è allestito il Museo della Navigazione Fluviale, uno spazio espositivo unico nel suo genere in Italia che conserva le testimonianze della civiltà e della cultura dei barcari e lavoratori che nei secoli hanno contribuito a fare la storia del comune.

Tra gli oltre quattromila reperti sono esposti: imbarcazioni fluviali, equipaggiamenti, ricostruzioni in scala, fotografie storiche, carte di navigazione, documentazione tecnica e commerciale relativa alla storia dei barcari. Il museo è meta di studiosi e di accademici italiani e stranieri.

Tutto a Battaglia è collegato e in relazione con l’acqua, a cominciare dal nome, antica Baptalea, il cui significato («luogo dei bagni») caratterizza ed identifica l’antica grotta termale naturale del Colle di S. Elena e i suoi relativi bagni, noti già in epoca longobarda.

Nel 1500 lo sviluppo mercantile era in continuo aumento e vennero costruite numerose Ville pensate anche come luoghi di ozio e svago. Villa Selvatico e Villa Emo sono tra gli esempi più rappresentativi di residenze aristocratiche del 1500-1600.

È della seconda metà del XVI sec. il Castello del Catajo, affrescato da Giovanni Battista Zelotti, amico e collaboratore di Paolo Veronese, che nell’800 divenne un ambito luogo di riposo e villeggiatura per nobili, scrittori ed aristocratici che andavano ai bagni termali di Sant’Elena. Trecentocinquanta stanze, corridoi, scalinate, giardini, parchi, fontane, animali, il suo nome deriva da ca’ tajo (tajare = attraversare, passare). Oggi, vi si tengono eventi di prestigio, così come a villa Selvatico.

Una quarantina di chilometri e si ritorna a Monselice che si era attraversato qualche chilometro prima di arrivare a Battaglia Terme. È valsa la pena allungare la strada.

Adriana Maria Soldini

 

 

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